Diventare un allenatore vincente? No, grazie!


Categoria: Calcio amatoriale |

Riflessioni di un allenatore della scuola calcio fiero di essere stato esonerato per le poche vittorie.

Diventare un allenatore vincente? No, grazie!
Non sei capace di allenare, ai ragazzi insegni solo cazzate! Oggi dirigi l'allenamento, sabato ti presenti alla partita che gestiremo noi, poi stai a casa tua che sono stanco di vederti! Tutte le mamme mi hanno chiamato per chiedere di cambiare allenatore, non si è mai vista una cosa del genere.


Tralasciando le offese personali, questo è più o meno ciò che mi sono sentito dire quando sono stato sollevato dall'incarico, prima di un giovedì di allenamento qualunque e dopo una partita persa il lunedì precedente per BEN 2-1.

Sinceramente il primo ad essere deluso quando si perde sono io. Non è bello sentirsi piovere critiche da tutte le parti, soprattutto perché durante l'intera stagione ho cercato di fare tutto ciò che un buon allenatore degli esordienti (ah sì scusate, ho omesso che si parla di una squadra di ragazzi di 11/12/13 anni) dovrebbe fare, ovvero seguire le specifiche della Guida Tecnica per le Scuole Calcio, che vi riporto:

  • Educare all'impegno, al rispetto reciproco e alla collaborazione.
  • Non favorire alcun allievo in particolare, essere coerenti alle regole date e mantenere le promesse fatte.
  • Incoraggiare e motivare, non rimproverare.
  • Non esaltarsi nelle vittorie, non abbattersi nelle sconfitte.
  • Trasmettere entusiasmo, gioia, fiducia e ottimismo.
  • Rispettare il desiderio di divertimento dei ragazzi.
  • Offrire problemi da risolvere e non soluzioni da ricordare.
  • Perseguire un obiettivo alla volta, ricordando che troppi stimoli significano confusione.
  • Condensare in poche frasi significative quanto si vuole trasmettere.
  • Programmare l'attività da svolgere coerentemente alle fasce d'età.
  • Fare attenzione sia alla crescita dell'individuo che della squadra.
  • Infondere lo spirito di squadra, stimolare la generosità verso i compagni.
  • Impegnarsi al massimo nel limitare l'abbandono dei ragazzi nel corso della stagione.
  • Far giocare, nelle attività agonistiche e di confronto, tutti gli allievi.


Come specificato nella guida sopra citata e in molti altri libri che riguardano la scuola calcio, trattare i bambini ed i ragazzi da piccoli adulti (proporre un programma didattico adatto ai grandi e ridotto solo sul piano quantitativo) nuoce alla crescita non solo tecnica, ma anche psicologica degli allievi.
Per questo ho deciso di non seguire le linee guida della dirigenza, ho ignorato i consigli dei genitori più "esperti" (non chiedetegli cos'è un fuorigioco perchè li mettereste in difficoltà) e ho evitato di tenere a mente i consigli dell'arbitro o presunto tale, tutti d'accordo sul fatto che con i ragazzini di quell'età bastano i seguenti ingredienti:

  • corsa, corsa e ancora corsa;
  • insulti, bestemmie ed urla da scaricatore di porto per strigliare i ragazzi.


Devo dire sarebbe stato più facile per me evitare di preparare allenamenti sempre diversi e stimolanti, programmando invece ogni volta quaranta minuti di corsa ed esercizi senza pallone, utili forse a migliorare il loro fisico ma non le loro capacità tecniche e tattiche.
Lo scorso anno, con gli stessi allenamenti vincevamo e quindi ero sopportato, quest'anno perdiamo e la pazienza è finita. Non importa se i ragazzi che ho allenato negli anni scorsi sono diventati un gran bel gruppo vincente, avranno sicuramente imparato tutto dall'allenatore attuale perché io non so allenare.

Genitori, scusate se ho cercato di insegnare qualche cosa ai vostri figli, non ne avevano bisogno perché sono già dei fenomeni. Cercate di perdonarmi anche per averli fatti giocare tutti, anche quelli meno capaci e che seguendo i consigli dall'alto avrebbero dovuto starsene a casa. Ho creduto, forse erroneamente, che le partite degli esordienti sono composte da 3 tempi proprio per dare la possibilità ai ragazzini di giocare di più, dovendo da regolamento disputare almeno un tempo ciascuno.
Forse avrei fatto meglio a lasciarli a casa, perchè il risultato è ciò che più conta se vuoi diventare un allenatore vincente, non importa se hai a che fare con dei ragazzini di 1^ e 2^ media, l'età in cui i giovani calciatori imparano il maggior numero di gesti tecnici e in cui le persone formano il proprio carattere.

Ho preferito fare crescere i ragazzi in un contesto positivo e con passione, insegnando loro a giocare a calcio in maniera corretta, divertendosi. Un errore imperdonabile, che un vincente non avrebbe mai commesso.

Forse in fondo preferisco che sia andata così, preferisco rimanere nel mondo dei buoni che in quello dei vincenti. La vita è già piena di insulti, bestemmie e violenza, non vedo perché cominciare a 11 anni.

Lettera firmata

2 commenti

  1. Paolo fognini18 maggio 2012, 23:20:20

    a chi non piace vincere sempre?
    purtroppo tanti genitori troppo tifosi dei loro figli guardano solo il risultato....ma non hanno capito che e' piu' importante l'educazione e la lealta' che noi istruttori cerchiamo di trasmettere ai nostri bambini che potranno permettere a loro di affrontare la vita al di fuori dal campo in maniera piu' serena e leale.
    paolo fognini istruttore della scuola calcio Morbegno-Talamona

  2. Sir_oloi19 maggio 2012, 18:56:18

    Lo sport dovrebbe essere un divertimento e un modo positivo per stare insieme e vivere la vita, allontanandosi da tutte le difficoltà che un ragazzino di quella età può incontrare. Poi certamente vincere ogni tanto fa morale, però non giustifica certi atteggiamenti.

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